Vigna dell’Etna

QUESTA E’ LA NOSTRA TERRA.

Villagrande non è solo il titolo nobiliare: è il nome della contrada di Milo dove la mia famiglia vive da oltre trecento anni. Siamo sul versante est dell’Etna, che guarda verso Taormina e il Mar Jonio. E siamo a 700 metri sul mare. Qui il clima non è siciliano, mediterraneo o continentale. Qui il clima è etneo. Temperature e precipitazioni sono influenzati dagli effetti del vulcano attivo e dall’altitudine. In autunno e in inverno la piovosità è fino a dieci volte maggiore che nel resto della Sicilia. In inverno e all’inizio del germogliamento, le temperature minime possono andare sotto lo zero risultando pericolose per la vite. D’estate la temperatura massima non è mai elevata come nel resto della Sicilia, e la pioggia è quasi inesistente, ulteriormente attenuta dalla pendenza accentuata del terreno, fortemente drenante per via della sua composizione lavica. Una vera benedizione per queste uve è la forte escursione termica fra il giorno e la notte, che nella stagione autunnale arriva fino a 30 gradi. Il risultato è una gradazione alcolica più bassa rispetto alla media dei vini siciliani, con una particolare ricchezza di acidità fissa e di estratti.

I VIGNETI

Si fa in fretta a dire “condizioni climatiche e paesaggistiche uniche”. E infatti lo dicono in tanti. Ma venite a fare due passi fra queste vigne. Cosa vedete? Lassù il vulcano e la neve, intorno i boschi, laggiù il mare. E sotto una terra scura, vulcanica. Non esistono altri vigneti così in giro per il mondo. Sono vigneti di montagna, circondati da boschi di querce e di castagni che creano profumi intensi e ben riconoscibili. Le loro radici affondano in una terra di forte matrice vulcanica. La terra dell’Etna Bianco DOC Superiore. Ricca di ferro e rame, con un buon livello di potassio, fosforo e magnesio, pochissimo azoto e totalmente priva di calcio. Una terra perfetta per le viti di Carricante, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, che sono disposte a terrazze ben esposte al sole su una superficie di 18 ettari. Alleviamo questi viti a Guyot e Cordone Speronato. Curioso come si dica “allevare” parlando delle viti, come se ci si riferisse a una creatura. E in effetti le viti assorbono la storia e gli insegnamenti delle persone, del suolo, del clima, del territorio e della sua atmosfera.In questi vigneti vogliamo esaltare l’anima territoriale. Usiamo come concime solo stallatico di asino proveniente da un allevamento che confina proprio con il nostro bosco. Come tutori usiamo pali in castagno dell’Etna, lo stesso castagno con cui vengono prodotte le botti in cui affina il nostro Etna Rosso. Qui produrre rosso è più complesso che in altre zone della Sicilia, per questo è una sifda ancora più stimolante. E nelle annate buone, con un’estate calda e ben soleggiata e un settembre asciutto, i rossi ci ricompensano con un’eleganza invidiabile, che istintivamente associ a quella dei vini di territori storicamente vocati. Proprio la storia è alla base anche dei nostri progetti futuri. Stiamo recuperando degli antichi vigneti per ricreare vini che appartengono alla tradizione di queste terre. Quelli che altrove chiamano “cru”, noi li chiamiamo “vini di contrada”.
Questa è la nostra terra. E noi crediamo nel suo valore.

O95A0070